Ultima modifica: 21/12/2016 or 21:50:25

Area educazionale - Pollini

polliniLa pollinosi

I pollini "anemofili" rappresentano gli allergeni inalanti maggiormente responsabili delle allergopatie respiratorie. Le recenti guide ARIA (www.progetto.progetto-ARIA.it) hanno sottolineato che la Rinite Allergica è da considerare una malattia respiratoria cronica di rilievo per la sua prevalenza,e la stretta correlazione con l'asma.
A volte solo semplice e molesto disturbo oculo-rinitico stagionale, a volte responsabile di gravi episodi asmatici, la pollinosi costituisce la più classica delle “allergopatie”, presentandosi con periodicità stagionale, durante la pollinazione (generalmente in primavera), in soggetti divenuti specificamente sensibili ai pollini di determinate famiglie di piante. A parte alcune intuizioni di Ippocrate già nel V secolo a.C. e da Galeno nel I secolo, risalgono all’epoca del Rinascimento varie segnalazioni di sintomatologia stagionale (rino-congiuntivite ed asma), generalmente riferita alle rose. A titolo di curiosità, si ricorda che un Cardinale romano del XVIIsecolo si riteneva così sensibile alle rose, da ordinare che apposite guardie stazionassero al portone del suo palazzo, nel periodo primaverile-estivo, per impedire che qualcuno potesse entrare con questi fiori. Solo nel 1873, il dottor Charles Blackley identificò nel polline la causa delle manifestazioni cliniche stagionali che si osservano in alcuni soggetti, mentre in precedenza si riteneva che la responsabilità fosse da l profumo dei fiori o al fieno. Percorrendo di molti anni le indagini aerobiologiche, Blackley catturava nell’atmosfera i pollini anemofili facendo uso di vetrini ricoperti di sostanza adesiva attaccati ad aquiloni, e successivamente con un apparecchio che egli stesso avava preparato. Arrivò così perfino a compilare i calendari pollinici della sua zona.

I pollini "anemofili" rappresentano gli allergeni inalanti maggiormente responsabili delle allergopatie respiratorie A volte solo semplice e molesto disturbo oculo-rinitico stagionale, a volte responsabile di gravi episodi asmatici, la pollinosi costituisce la più classica delle “allergopatie”, presentandosi con periodicità stagionale, durante la pollinazione (generalmente in primavera), in soggetti divenuti specificamente sensibili ai pollini di determinate famiglie di piante. A parte alcune intuizioni di Ippocrate già nel V secolo a.C. e da Galeno nel I secolo, risalgono all’epoca del Rinascimento varie segnalazioni di sintomatologia stagionale (rino-congiuntivite ed asma), generalmente riferita alle rose. A titolo di curiosità, si ricorda che un Cardinale romano del XVIIsecolo si riteneva così sensibile alle rose, da ordinare che apposite guardie stazionassero al portone del suo palazzo, nel periodo primaverile-estivo, per impedire che qualcuno potesse entrare con questi fiori. Solo nel 1873, il dottor Charles Blackley identificò nel polline la causa delle manifestazioni cliniche stagionali che si osservano in alcuni soggetti, mentre in precedenza si riteneva che la responsabilità fosse da l profumo dei fiori o al fieno. Percorrendo di molti anni le indagini aerobiologiche, Blackley catturava nell’atmosfera i pollini anemofili facendo uso di vetrini ricoperti di sostanza adesiva attaccati ad aquiloni, e successivamente con un apparecchio che egli stesso avava preparato. Arrivò così perfino a compilare i calendari pollinici della sua zona.
In botanica, il termine polline indica il complesso dei granuli pollinici o microspore, speciali cellule riproduttive, prodotte dalle sacche polliniche delle piante a semi o Spermatofite. Sono, quindi, i pollini “anemofili”, così chiamati perché trasportati dal vento, che rappresentano gli allergeni inalanti più frequentemente responsabili delle malattie allergiche dell’apparato respiratorio in tutti i paesi del mondo. Con diversi periodi di fioritura delle piante, e in particolare in primavera, invisibili nubi di polline, seguendo le correnti aeree, si riversano nell’atmosfera diffondendosi a distanza anche di diversi chilometri dalla sorgente. Si depositano un po’ dovunque, anche sulle mucose congiuntivali o delle vie aeree di tutti i soggetti esposti e in quelli allergici, provocano i caratteristici sintomi clinici rappresentati da starnuti, prurito al naso e alla gola, scolo di liquido acquoso dal naso, lacrimazione, fotofobia, prurito agli occhi, ecc. Si può calcolare, in via approssimativa, che in Italia almeno il 5% della popolazione presenti manifestazioni cliniche, più o meno evidenti, di pollinosi, vi sarebbero quindi, nel nostro paese, oltre 2 milioni di persone affette dalla malattia. La pollinosi risulta più frequente tra gli abitanti delle aree urbane che tra quelle delle zone agricole ; ciò in parte è dovuto all’azione predisponente degli inquinanti atmosferici, che svolgono un’azione irritante aspecifica sulle mucose delle vie respiratorie. Il periodo di pollinazione delle singole specie è abbastanza costante in una stretta località, con limitate variazioni a seconda dell’andamento climatico-stagionale. Differenze piuttosto notevoli si osservano, invece, nelle diverse regioni italiane, in rapporto al clima e all’altitudine ; infatti, la fioritura è in genere ritardata nelle regioni settentrionali e nelle zone montane. Nell’ultimo decennio è stato rilevato in Italia, così come in tutta Europa, un anticipo di alcune settimane delle pollinazioni delle varie specie, probabilmente in relazione al cosiddetto “effetto serra” (cioè al surriscaldamento prodotto dall’emissione dei “gas serra”, come CO2, N2O, ecc.) In Italia i pollini più importanti dal punto di vista allergenico, sono quelli delle Graminacee, Parietaria, Composite e Olivo, ovviamente il loro periodo di pollinazione è diverso dal Nord al Sud e questo determina dei miglioramenti o dei peggioramenti clinici a secondo degli spostamenti del soggetto allergico. Un rilevante sviluppo hanno avuto in questi ultimi anni le indagini aero-biologiche, mediante installazione di apparecchi di campionamento, che permettono di monitorare, anche in termini quantitativi, i periodi di diffusione ambientale e la distribuzione dei pollini. Ciò ha consentito la compilazione di “calendari aerobiologici” per le diverse città e regioni italiane, di grande utilità per un pollinosico e da consultare mediante televideo RAI, sui quotidiani e nelle farmacie.

Alcuni consigli utili per i pazienti allergici ai pollini in previsione dell’approssimarsi della primavera

evitare di andare in campagna soprattutto nei giorni di sole con vento secco, preferendo, per le gite, le prime ore del mattino, la tarda serata o le prime ore dopo la pioggia;
leggere i calendari pollinici per individuare le aree a più bassa concentrazione di polline;
scegliere le ferie possibilmente nel periodo in cui sono più forti i sintomi per recarsi al mare o in montagna dove è minore la concentrazione di polline;
dormire preferibilmente con le finestre chiuse, ed aerare l’ambiente nelle prime ore del mattino o a tarda sera quando è minore la concentrazione di polline nell’aria
filtrare l’aria di casa con adeguati sistemi per l’abbattimento delle polveri e dei pollini : apparecchi multifunzionali che utilizzano un sistema di filtraggio ad acqua dell’aria dotati di microfiltro (filtro HEPA); non tagliare l’erba del prato e non sostare nelle vicinanze quando altri la tagliano:
in automobile viaggiare sempre con i finestrini chiusi e possibilmente utilizzare un climatizzatore con appositi filtri per polline.

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